Formattazione: 1) Tutte le memorie di massa a disco (ed alcune a nastro) da utilizzare in lettura/scrittura dati, hanno bisogno di un processo di preparazione iniziale per poter essere riconosciute ed interpretate correttamente da hardware e sistemi operativi. Tale processo va sotto il nome generico di formattazione. Questa consiste in tre operazioni distinte da effettuare in successione:
  1. Formattazione a basso livello (o pre-formattazione)
  2. Partizionamento (suddivisione del supporto in volumi)
  3. Formattazione ad alto livello (creazione del file system)
1. Formattazione a basso livello:
rappresenta il processo di formattazione vero e proprio, cioè la creazione fisica di tracce, settori e strutture di controllo delle posizioni e degli errori, sulla superficie magnetica della periferica di memorizzazione dati. Prendendo più specificatamente in considerazione i dischi rigidi (vd. Hard disk) non possiamo prescindere dalla loro evoluzione nel tempo.
Fino a qualche anno fa la loro struttura era relativamente semplice: stesso numero di settori per traccia. I dischi più recenti invece comprendono tecnologie che consentono la scrittura di un numero progressivamente più elevato di settori man mano che si procede dalle tracce centrali verso quelle esterne fino alla traccia 0, nonché un maggiore controllo sulla gestione delle testine e dei danneggiamenti fisici.
Quindi, se con i primi dischi l'esecuzione della formattazione a basso livello spettava all'installatore tramite BIOS della scheda madre o tramite appositi strumenti software, oggi questi supporti vengono forniti già preformattati dal produttore e se ne sconsiglia vivamente (se non ne viene addirittura impedita da protezioni) la rigenerazione da parte degli operatori, a scanso di malfunzionamenti o di danni permanenti.
In ogni caso sarebbe un'operazione inutile proprio grazie alle nuove tecnologie che permettono una perfetta gestione dei settori danneggiati e della deriva nel tempo delle testine rispetto alla posizione originaria.
Tuttavia esistono programmi di diagnostica che operano a basso livello sul disco, rimappano eventuali errori per impedire la scrittura nei settori danneggiati e riempiono di zeri (zero-filling) tutti i settori per cancellare in maniera irrecuperabile i dati ivi memorizzati, riportando la periferica ad una condizione iniziale (ma non originale di fabbrica).
L'utilizzo di tali strumenti costituisce comunque un'operazione ugualmente molto critica: va effettuata da persone con la necessaria competenza, solo in casi estremamente eccezionali e con prodotti studiati e forniti appositamente per lo specifico modello di disco.

2. Partizionamento:
è la necessaria operazione, successiva alla formattazione a basso livello, che consiste nella creazione di volumi logici nella memoria di massa, cioè nella divisione del disco in più parti, identificate da una lettera di unità indipendente dalle altre. Attenzione: è un'operazione obbligatoria, propedeutica alla successiva, anche se non si intende dividere ulteriormente il supporto. La partizione principale (primaria) va comunque creata! In questo caso si divide il disco in un'unica parte.
Tuttavia, nel partizionare un disco, vanno presi in considerazione diversi aspetti legati a prestazioni e organizzazione del lavoro. Gli attuali supporti di memorizzazione hanno capacità talmente elevate che sarebbe quantomeno inopportuno lasciarli nella condizione di partizione unica.
Consideriamo innanzitutto la partizione primaria: il suo scopo principale è quello di ospitare il sistema operativo che dovrà essere avviato. Solo le partizioni primarie sono "avviabili" ed in particolare, per sistemi DOS (Windows) quella indicata come "attiva", cioè inizializzata come tale tramite comando FDISK (o utilità analoga, cfr. Utility) preposta alla gestione delle partizioni da DOS.
Una volta creata una partizione primaria, indicata dalla lettera "C:", non è possibile crearne altre che utilizzino la stessa famiglia di file system e non può essere ulteriormente ripartita; è tuttavia possibile crearne fino a quattro di questo tipo per l'utilizzo con sistemi di diversa natura (Windows, Linux, BeOS, ecc.).
In tal caso si avrà bisogno di programmi detti "gestori d'avvio" (ingl., boot managers) che analizzano la struttura del disco, riconoscono le partizioni primarie multiple e presentano un menù di scelta che chiede all'utente quale sistema operativo intende caricare.
Oltre alla partizione primaria si devono passare a considerare le varie esigenze di lavoro e di conseguenza si dovrà pensare alla partizione DOS estesa. Questa partizione può essere vista come un contenitore progettato per essere frazionato fino ad un massimo di 24 ulteriori partizioni (unità logiche), utilizzando a tale scopo il posto riservato ad una delle quattro partizioni primarie, superando pertanto il suddetto limite dovuto alla struttura dell'MBR.
La differenza di questo tipo di partizione con la primaria è che questa non è impostabile come "attiva" e quindi non può essere utilizzata per l'avvio del sistema. Tuttavia risulta molto utile all'organizzazione delle proprie attività con la creazione di spazi a proprio piacimento e per le prestazioni del disco. Si pensi ad esempio ad una partizione logica [D:] riservata alla memorizzazione di dati, ad un'altra [E:] creata per contenere copie di riserva di materiale importante, un'altra [F:] riservata esclusivamente alla gestione del file di scambio (ingl., swap) quando è necessaria una quantità di memoria superiore alla RAM fisica, ancora una [G:] per gestire l'elaborazione e la masterizzazione di enormi file multimediali, ecc.
Tutte le informazioni relative alle partizioni vengono memorizzate nel primo settore del disco, in particolare nel Master Boot Record (MBR), da cui il BIOS richiama anche un piccolo programma deputato all'avvio del sistema.

3. Formattazione ad alto livello:
è necessario ancora decidere con quale tipo di struttura dati (file system) vogliamo gestire le nostre partizioni e la creazione di tali strutture rappresenta la formattazione del disco ad alto livello. Ogni sistema operativo è strettamente legato ad un tipo (o comunque ad una famiglia) di file system, semplicemente perché è stato progettato su quella struttura di denominazione, memorizzazione e organizzazione dei file.
Ne troviamo diversi: FAT16, FAT32, NTFS per rimanere in ambito Windows, ma ne esistono altri. Per poter scegliere ci si documenta sul sistema operativo che si intende installare per verificare quale sia il modello di file system nativo, eventuali compatibilità e possibilità di passaggio ad altri sistemi, magari convertendo il file system attuale mediante apposite utilità software.
Ad esempio, senza tornare troppo indietro nel tempo, il primo Windows 95 non supportava il tipo FAT32, ne tantomeno NTFS, bensì FAT16 e precedenti.
Già la versione successiva, la "B", sino alla SR2 supportavano la FAT32 e includevano un'utilità per convertire il primo tipo di file system nel secondo. La linea Windows NT nasce con struttura di tipo NTFS (ingl., New Technology File System) e, attraverso varie evoluzioni, arriva sino allo stato attuale con Windows XP. La tecnologia NTFS non è compatibile con la famiglia di Windows 9x/ME. Al contrario, Windows NT è installabile su FAT16 e Windows 2K/XP su FAT32.
I file system di tipo FAT sono più performanti, per contro, NTFS presenta maggiori caratteristiche di sicurezza, di stabilità, di denominazione dei file e di efficienza nella gestione dello spazio su disco.
Effettuata la scelta, si procede da riga di comando DOS richiamando il comando FORMAT seguito dalla lettera associata alla partizione che si intende formattare. Diversamente si può agire tramite programmi opportuni o direttamente eseguendo l'avvio (boot) della macchina dal CD contenente il sistema operativo, se questo lo consente. In questo caso sarà la diagnostica del sistema operativo stesso che verificherà lo stato del disco rigido, suggerendo diverse opzioni di partizionamento e formattazione ad alto livello.
Un'importante distinzione: il comando FDISK si rivolge solo a sistemi FAT lasciando all'utente unicamente la scelta se creare partizioni FAT16 o FAT32 da formattare successivamente con FORMAT e non consente di creare più di una partizione primaria. Il comando FORMAT di Windows 2000/XP consente invece di specificare anche il tipo di partizione che dovrà essere formattata. L'intero processo si conclude quando ogni settore del disco è stato raggruppato in cluster (che diventano le unità elementari di allocazione dello spazio, da 512 byte a 64KB), MBR è stato scritto, la FAT (ingl., File Allocation Table) o MFT (ingl., Master File Table per NTFS) sono stati creati. cfr. Hard disk.
[di Enrico Maria Biancarelli]

2) Nell'elaborazione dei testi (vd. Word processor) è l'informazione aggiunta al documento che interviene sulla disposizione del testo e sul suo aspetto. La formattazione stabilisce la presentazione in output (monitor o stampante) del contenuto del file, secondo specifici criteri quali: grandezza, rientro e forza del carattere (stile grassetto, italico, chiaro, etc.), margine e numerazione di pagina. cfr. HTML, RTF, Tag.

[rev.: 04-04]



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